Che cos’è il Nowruz – Il capodanno iraniano

Il capodanno iraniano, detto Nowruz, non è solo l’inizio del nuovo anno o l’arrivo della primavera. E’ un’antica tradizione persiana che porta con sé significati e rituali molto suggestivi

CHE COS’E’ IL NOWRUZ?

Il Nowruz (letteralmente Nuovo Giorno) si celebra tutti gli anni il giorno dell’equinozio di primavera, segnando così la fine del vecchio anno e l’inizio del nuovo.

Più precisamente, il nuovo anno inizia “esattamente” con l’equinozio, quindi non solo allo scoccare della mezzanotte.
Di solito, l’equinozio avviene dal 19 al 21 marzo.
Quest’anno, ad esempio, il Nowruz è arrivato il 21 marzo alle 1.30 del mattino. Da sapere inoltre, che per il calendario iraniano ci troviamo nell’anno 1398. Una delle cose più suggestive del Nowruz, e dell’antica tradizione persiana, sta nel fatto che diversi aspetti di queste celebrazioni avvengano giorni prima e fino a due settimane dopo l’arrivo dell’equinozio.

Nessuno sa esattamente quando si celebrò il Nowruz per la prima volta. Si ipotizza però addirittura 3.000 anni fa. Di certo è che la storia del Nowruz è ben radicata nel zoroastrismo, un’antica religione persiana che precede sia il cristianesimo che l’islam. Dal momento che lo zoroastrismo risale a migliaia di anni fa, è difficilmente circoscritto ai confini dell’Iran ed è per questo che il Nowruz è celebrato anche da milioni di non-iraniani in tutto il mondo e in diversi paesi limitrofi.

Quando la rivoluzione del 1979 si concluse, con la trasformazione della Persia in Repubblica Islamica dell’Iran, il nuovo governo cercò di ridimensionare le celebrazioni del Nowruz, citando le radici pre-islamiche della festa come motivo per la sua rimozione. Ma anche in una nazione frammentata fino al punto di ribellarsi, la prospettiva di perdere il Nowruz ha scatenato malumori tali da lasciare tutto come stava. Dopo migliaia di anni, il capodanno persiano rimane troppo amato e profondamente radicato nella cultura locale da essere ignorato.

Le cose che più mi hanno stupito del Nowruz durante il mio viaggio in Iran sono state le simbologie e l’attenzione con la quale gli iraniani si dedicano a questo periodo di festa.
Ecco un approfondimento su cos’è il Nowruz, il capodanno iraniano.

I SIMBOLI DEL NOWRUZ

RINNOVAMENTO, era questo il significato che gli antichi persiani davano al Nowruz. Non a caso infatti il Nowruz arriva il primo giorno di primavera. Con la primavera infatti la terra si rinnova, prende la forza e l’energia dalla terra per cambiare.

Perché allora anche gli uomini non possono rinnovarsi?

Questo era il pensiero dei persiani oltre tremila anni fa.

Questo messaggio, a mio avviso utile da ricordare al giorno d’oggi, “prende vita” attraverso 7 simboli presenti in tutte le case iraniane durante le festività.

Haft-Sin è il nome in Farsi, la lingua parlata dagli iraniani, per rappresentare i sette simboli attraverso cui iniziare il nuovo anno.

La parola Sin, come il Sinai, significa conoscenza e saggezza.
Il numero sette è la rappresentazione simbolica della creazione. Quindi Haft-Sin significa “sette saggezze”.
I sette elementi, tutti inizianti con la lettera S, sono: Sir, Serke, Sib, Senjed, Somagh, Samanou, Sabzeh.

La loro presenza sulle tavole di ogni famiglia iraniana non è casuale ma esprime un chiaro significato simbolico.

SABZEH
Si tratta di semi germogliati, che crescono proprio in concomitanza con il capodanno. Le lenticchie e il grano verranno intrise di germogli verdi per rappresentare la rinascita e la crescita. La famiglia manterrà il Sabzeh per i primi tredici giorni di Nowruz.

SIR
Aglio, a simboleggiare salute e medicina.

SIB
Una mela rossa, rappresenta salute e bellezza.

SERKEH
Aceto, a protezione di età e pazienza.

SAMANU
Un pasticcio di grano dolce, sinonimo di abbondanza e fortuna.

SENJED
Olive selvatiche, augurio di amore e compassione.

SUMAC
Una spezia rossa, molto comune in Iran, viene aggiunta per rappresentare il colore del sorgere del sole e l’augurio per un nuovo anno proficuo.

Ogni famiglia iraniana può decidere di sostituire uno dei sette elementi citati con:
SEKKEH
Monete d’oro per simboleggiare la ricchezza e la prosperità del nuovo anno.

SOMBUL
Un fiore di giacinto, se ne trovano soprattutto di colore viola e bianco, che rappresenta l’arrivo della primavera, dove tutto nella cultura persiana si fa nuovo.

Sul tavolo del Haft-Seen troverete anche altre simbologie come:

UN PESCE ROSSO
Al centro del tavolo su un vaschetta, a simboleggiare la vita.

UOVA COLORATE
Solitamente una per ogni membro della famiglia, per augurare fertilità alla famiglia. Le uova vengono spesso dipinte dai più piccoli.

UNO SPECCHIO
Guardarsi in faccia, riconoscersi e proporsi di diventare persone migliori, questo il significato simbolico dello specchio durante il Nowruz.

CANDELE
Vengono accese per illuminare il cammino della vita.

In cima al tavolo imbandito da tutti questi simboli viene collocato il Corano, aperto. Dentro ad alcune pagine vengono inserite delle banconote. Queste verranno distribuite durante le settimane successive il Nowruz ai membri celibi e nubili della famiglia come augurio di prosperità.

Come già anticipato, il Nowruz non è solo il giorno dell’equinozio di primavera. Il Nowruz è un periodo. Questo periodo coincide con le vacanze degli iraniani.
Durante queste due settimane fa parte della tradizione del Nowruz anche un’altra usanza.

Quella di passare del tempo insieme ai propri familiari.

Il TEMPO per i persiani era un valore non negoziabile. L’inizio del nuovo anno è così scandito da cene e incontri a casa di parenti. Continuando la lettura di questo articolo ti racconterò come ho trascorso il Nowruz insieme ad una famiglia in Iran.

VIVERE IL NOWRUZ DA VIAGGIATORE

Sei amante delle esperienze local in viaggio?
Beh, allora il Nowruz è un’esperienza che non puoi perdere. Si tratta infatti di uno dei momenti più significativi dell’anno per gli iraniani, un momento che viene prima preparato con cura e poi vissuto.

Gli iraniani sono persone splendide.
Cordiali, curiose e ospitali, di quell’ospitalità che a occidentali come noi può mettere paura!

Passare il Nowruz insieme ad una famiglia iraniana ti farà conoscere tanti aspetti della loro antichissima cultura.

Tieni però a mente due cose.

Innanzitutto il Nowruz è per gli iraniani corrispondente a un periodo di vacanza.

E’ stimato infatti che il 60% degli iraniani si sposti durante il Nowruz. Un bel numero non ti pare? Di sicuro incontrerai tante persone, berrai del buon thè e farai tante chiacchiere.
L’altra faccia della medaglia però è quella di trovare spesso i mezzi di trasporto e gli ostelli pieni. Unica eccezione per la capitale, Teheran, che durante il Nowruz letteralmente si svuota e diventa inaspettatamente “vivibile”.
Il mio consiglio, se viaggerai in Iran per poco tempo, è di prenotare in anticipo le strutture nelle città turistiche più grandi (Kashan, Isfahan, Shiraz, Yazd) e, una volta là, farsi aiutare dagli iraniani a prenotare i bus o i treni almeno qualche giorno prima.

Il Nowruz è una festa che si passa in famiglia.

In virtù di questo sarà meno facile del previsto riuscire a entrare in casa delle persone e condividere con loro questo momento di festa.
E’ difficile ma non impossibile.
Il primo consiglio che vi dò è quello di utilizzare il couchsurfing.

Il couchsurfing è molto praticato in Iran.
Sia che veniate ospitati sia che utilizziate lo strumento dell’Hang Out avrete molte più possibilità di essere invitati a condividere del tempo con una famiglia iraniana durante il Nowruz.
In alternativa potrete partecipare nei locali pubblici a esibizioni musicali e momenti conviviali specialmente il giorno dell’equinozio.

Ora è giunto il momento di raccontarvi “il mio Nowruz” in Iran

Passare il Nowruz con una famiglia di iraniani

Chi è già passato qualche volta da questo sito sà che io pratico il Vagabonding.

E’ una vera e propria tecnica non pensiate.
Programmare il minimo e decidere una volta là, incontrare le persone e farsi raccontare con gli occhi lucidi di quanto sia meraviglioso il loro paese, sono una delle prerogative del vagabonding.

Ci vuole tempo, un pò di tecnica ma soprattutto saper confidare tanto nella strada.

Il vagabonding presuppone un viaggio lento, magari rinunciando a qualche tour e visita, ma sicuramente vi porterà un’alto valore esperienziale.

Io il Nowruz l’ho passato a Mashhad, una città di cinque milioni di abitanti nell’estremo nord-est dell’Iran, a poche ore dal confine con il Turkmekistan.
Io a Mashhad non pensavo assolutamente di andare.
Mi trovavo nel deserto del Lut, il più caldo al Mondo, a un’ora da Kerman, nel centro sud dell’Iran.
Ho incontrato Ahmad e il mio viaggio di colpo è cambiato.
Volevo prendere parte al Nowruz insieme ad una famiglia iraniana ma non sapevo come. Tutti erano indaffarati nei preparativi e desiderosi di passare un tempo tradizionale in famiglia.
Il 21 marzo due ragazzi iraniani dell’ostello nel quale mi trovavo a Kerman mi hanno portato a fare il countdown in un locale tipico. Niente trenini, nessuna bottiglia di spumante. Solo qualche grida, tanti applausi e musica tradizionale in sottofondo, oltre agli immancabili “fiumi” di thè dalle mille aromatizzazioni.

Pensavo che il mio Nowruz fosse finito lì.
A Mashhad ho invece capito cosa voglia dire il Nowruz per gli iraniani ed ho avuto conferma di quanto gli ospiti stranieri siano così ben voluti.

GOOD THOUGHTS (buoni pensieri)
GOOD WORDS (buone parole)
GOOD DEEDS (buone azioni)

Sono questi i precetti degli iraniani che durante il Nowruz trovano la loro massima espressione.

Nei miei quattro giorni a Mashhad ho partecipato a cinque incontri di famiglia (vi racconterò un’altra volta di come Ahmad e sua moglie mi abbiano fatto entrare in una sala operatoria per assistere ad una operazione al ginocchio e in una moschea musulmana severamente vietata ai cristiani).

Appena arrivi alla porta della casa di una famiglia iraniana togliti le scarpe e mettile da un lato, spesso troverai delle comode scarpiere.
Non vorrai di certo sporcare quegli enormi tappeti che abbracciano tutto il pavimento, no?

Mi hanno invitato subito a sedermi. E da lì è iniziata la processione. Prima la mamma con il vassoio pieno di tazze di thè. Poi la sorella con una coppa in vetro soffiato piena di frutta secca, arachidi e noccioline. Di seguito il cugino con i dolcetti di pasticceria tipici del Nowruz. Lo zio con la cesta con frutta fresca. Ahamad che mi passa qualche cioccolatino dicendomi “please, taste, taste!”.

Eravamo tutti sulle sedie poste a rettangolo attorno ad un gigantesco tappeto persiano. Un pò di imbarazzo iniziale. Qualche sorriso nascosto da parte delle signore, il padre di Ahmad che cerca di farmi qualche domanda in inglese.

Poi di colpo la magia, la timidezza se ne va.

I piccoli della famiglia mi chiedono di fare una foto e mi raccontano che tifano per la Juventus (mannaggia). I cugini più grandi iniziano a tradurre dal farsi all’italiano e dall’italiano al farsi la miriade di domande che mi vengono fatte. C’è tanta curiosità. Ci tengono a conoscere di più sopra la mia cultura, le mie usanze. Vogliono anche sapere come loro siano visti all’estero. Mi rendo conto che gli iraniani sono persone buone. Non si sentono rappresentati dall’attuale governo che li sta mettendo in grandissime difficoltà sia economiche sia politiche.
Le chiacchiere sarebbero continuate dopo, è arrivato il momento della cena.
Tutti a sedere sul tappeto..che la cena iraniana abbia inizio.
E’ la prima volta che non rimpiango la cucina di casa. Piatti vari e davvero ben preparati. Avrei talmente tante cose da raccontare su queste giornate. Stare qui in mezzo a loro allarga la mia visuale.
Mi rendo conto che porto con me dei pregiudizi su chi porta il velo e sulla religione musulmana.
Pregiudizi questi dovuti al mio non sapere.
Adesso che sono qui, in mezzo a persone che chiamo per nome, mi accorgo di quanto sia troppo facile arrivare a giudizi affrettati e non veritieri.

E poi arriva il momento della sorpresa.
Si, proprio una sorpresa, come non bastasse tutto questo.
Mi hanno regalato dei tappeti cuciti a mano, un libro di almeno un paio di chili sulla storia dell’Iran, bacchè di thè e un uovo decorato in ceramica!
La nonna di Ahmad mi dona ventimila rial a me e altrettanti da portare alla mia ragazza come augurio di felicità e prosperità.

Ma soprattutto ho visto nei loro volti tanto piacere di condividere un pezzetto del loro quotidiano con uno sconosciuto.

Siamo nel 1398.
Ho condiviso come volevo il Nowruz con gli iraniani.
Sono felice.

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