spose bambine

Il dramma delle spose bambina – un seme di speranza a Lalibela

Voglio iniziare da questa immagine. Osservatela bene. Osservate questi visi dolci che timidamente si sono prestati a fare la foto. Fatto? Ok, ora è giusto che aggiunga un particolare. Una di queste dolci bambine che vedete in foto è moglie, pertanto sposata, di un uomo etiope molto piu’ grande di lei. Benvenuti nel dramma delle spose bambina che quotidianamente si consuma in Etiopia, cosi come in molti altri Paesi africani. Dovete sapere che in diverse parti del Mondo considerate in via di sviluppo (rimane poi da vedere se si sviluppa il Paese in oggetto o le tasche delle nazioni ricche che ne controllano i debiti) esistono enormi contrasti sociali.

Nelle grandi città c’è crescita, possibilità di studiare e lavorare. Il ruolo delle persone e della loro evoluzione personale assume un aspetto molto simile a quello occidentale. La musica cambia invece nei piccoli villaggi dove tengono ancora banco antiche usanze tribali. Il fenomeno delle spose bambina colpisce infatti le giovani di 13-14 anni di età, spesso già promesse dalle famiglie alla nascita. È una prassi purtroppo non ancora illegale che trova il beneplacito della polizia locale. L’unica arma che si può usare è quella dell’educazione. Questo hanno pensato Adno e Habte, due fratelli etiopi cresciuti nella città di Lalibela.

Ci troviamo nel cuore dell’Etiopia, nella città famosa per la presenza di maestose chiese scavate all’interno della roccia. L’infanzia di Adno e Habte è stata molto difficile. Rimasti orfani insieme alla sorella più  piccola, sono stati poi adottati da una coppia di olandesi che ha deciso di crescerli in Etiopia, nella loro terra natale. Lì dopo gli studi hanno aperto un lodge che ospita turisti da tutto il Mondo. Volevano fare qualcosa di più per lo sviluppo della loro amata Terra. Così periodicamente si recano nei villaggi rurali a qualche ora di jeep da Lalibela.

Con l’aiuto degli insegnanti dialogano con le famiglie di queste bambine promesse sposa. Gli spiegano che educazione vuol dire futuro, emancipazione. Si propongono di accudire queste bimbe e di garantire loro una corretta istruzione. Questa proposta spesso convince le famiglie a rompere quella ignobile promessa. Credo che la povertà e la disperazione possano essere armi pericolosissime. Ma credo anche che nel cuore di ognuno di noi sia piantato un seme di amore. È su questo e sulla buona informazione che stanno facendo leva questi ragazzi. Al momento Adno e Habte sostengono undici studenti. Cinque universitari ai quali pagano le rette e i trasporti per poter formarsi all’università. E poi ci sono le bimbe. Hanno affittato una piccola casa con due stanze e un cucinotto dove vivono cinque ragazzine promesse spose e un bambino proveniente da una famiglia molto povera. Una signora giorno e notte si occupa delle faccende di casa e di preparare da mangiare. Il pomeriggio, tre volte a settimana, un’insegnante aiuta le bambine nei compiti. “È diventato sempre più difficile poter entrare nel mondo del lavoro” – mi spiega Adno – “specialmente per chi viene dai villaggi rurali ed è analfabeta. Desideriamo solo che queste bambine abbiano un’istruzione che le permetta di essere libere”. Ho avuto il privilegio di passare due bellissimi pomeriggi insieme a queste bambine. La prima cosa che mi ha colpito è che in mia presenza erano molto timide. Alle domande che gli poneva l’educatrice, traducendo le mie, rispondevano bisbigliando, a fatica usciva il suono della voce. Ho scorto malinconia nei loro occhi, come se a volte tornassero a galla tristi immagini dal passato. Giocando nel piccolo cortile fuori dalla casa si è presto rotto un po’ il ghiaccio. Le ho insegnato a giocare a “1,2,3 per le vie di Lalibela” divertendomi ad osservare i loro sorrisi. Adno e Habte hanno chiesto al Governo etiope un terreno edificabile dove costruire una casa. Il sogno è quello di creare una struttura che permetta ad almeno venti bambine di incontrare un luogo sano e sicuro dove guardare al loro futuro con gioia e speranza. Questo progetto è sostenuto dalla Fondazione Butterfly Onlus. Se vuoi saperne di più e desideri donare un mattoncino per questo sogno, ti invito a cliccare qui.


Questo mio vagare anche per le sabbiose strade dell’Etiopia mi ha dato ancora una volta conferma di quanto si possa generare bene, un manufatto unico nel suo genere, senza pregiudizi e paure, shakerato a un alto dosaggio di amore.

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