“Viaggiando ho imparato a lasciare emergere ciò che sono” – La storia di Elizabeth

Spesso limitiamo la parola “incontro” ad un momento di condivisione con altri. Incontro può voler dire molto di più. Elizabeth ci racconta come dalla ricerca e dall’incontro con se stessa, la propria indole, ha saputo prendere decisioni importanti per la sua vita.

Ciao Elizabeth, parlaci un pò di te: chi eri, chi sei e quali sono i tuoi progetti

Ciao! Mi risulta sempre difficile descrivere chi ero, perché in realtà ancora oggi sono quella di alcuni anni fa quando decisi di partire, sommata a tante cose nuove, esperienze e momenti di crescita. Sono rimasta la ragazzina delle medie che sognava di fare la missionaria in Africa, e coronai il mio sogno nel 1999 partendo per una esperienza di volontariato in Kenya che mi cambiò la vita. Mentre studiavo lettere all’università di Torino facevo la commessa il sabato e durante le feste natalizie in una boutique prestigiosa, ma quando tornai dal Kenya non riuscii più a tollerare di vendere un maglione di Jean-Paul Gaultier che allora costava un milione di lire (500 euro) quando negli occhi avevo ancora i bambini che venivano a giocare alla missione, dove mangiavano a volte l’unico pasto della giornata. 

Così decisi di lavorare nella cooperazione internazionale, che allora era più semplice di oggi. Dopo un’esperienza di tre anni in Albania, tornai in Italia ed entrai di ruolo come specialista di inglese nella scuola elementare. Presi poi un’aspettativa nel 2010 (tre anni dopo) per fare un’esperienza di volontariato in Cambogia di un anno: anche questo era un altro dei miei sogni, darmi gratuitamente agli altri per un periodo lungo. Sognavo l’Africa ma il destino mi portò nel Sud-Est Asiatico, e il perché lo capii solo cammin facendo, quando mi avvicinai alla meditazione Buddhista che mi cambiò il modo di approcciarmi agli altri e alla vita.

Divenni poi la donna delle aspettative seriali, perché da lì in poi fu un susseguirsi di periodi di aspettativa e anno sabbatico, di peregrinazioni in Asia, Zambia, Sudafrica, Iran e Oman, finché dovetti prendere una decisone: dimettermi dalla scuola per sempre e continuare a inseguire il mio sogno di viaggiare e vivere all’estero, oppure restare in Italia a condurre una vita più tranquilla.

Nel 2017, in una tiepida notte di gennaio, in Oman, presi forse la decisione più coraggiosa della mia vita: lasciai il posto fisso per continuare ad ascoltare il mio cuore

Oggi sono il risultato di tutto ciò che sono stata: un’insegnante, una guida turistica, un’insegnante di meditazione, una volontaria, ma prima di tutto una persona che ama stare in mezzo agli altri, sbirciare nelle culture altrui e scrivere tutto ciò che sente da sette anni a questa parte nel suo blog Too happy to be homesick  (www.toohappytobehomesick.com).

Attualmente gestisco un tour operator a Salalah, nel sud dell’Oman al confine con lo Yemen, Arabian Step (wwww.arabanstepoman.com). Insieme al mio amico omanita Bakhit portiamo in giro per l’Oman turisti italiani curiosi di scoprire questo paese dal fascino misterioso, soprattutto in uno dei deserti più belli del mondo, il Quarto Vuoto. La mia passione primaria resta però la scrittura, infatti ho in cantiere un paio di libri. 

Il mio progetto di vita è chiaro: aiutare gli altri a riconoscere e sviluppare i propri talenti e vivere una vita in linea con ciò che si è. Solo ascoltando il proprio istinto, ciò che davvero vogliamo essere e fare, si potrà essere almeno un po’ felici.

Che cosa rappresenta per te viaggiare?

Viaggiare è per me uno stile di vita. Amo l’eccitazione di arrivare in un luogo a me sconosciuto, immergermi nella cultura locale con la macchina fotografica in mano e l’apertura negli occhi. Non sono una di quelle persone che si vestono come le persone locali. Non amo amalgamarmi. Preferisco restare quella che sono, rispettare la cultura locale e prendere le sfide come un modo per crescere e imparare. Anche dagli errori e dalle persone che occasionalmente possono darmi del filo da torcere. Sicuramente le mie preoccupazioni sono diverse da quelle vissute da chi ha scelto uno stile di vita più convenzionale. Quando finii ad insegnare in Cina, la mia preoccupazione maggiore era di non sbagliare a comprare cose che erano scritte esclusivamente in cinese, o come affrontare la solitudine in viaggio, o come riuscire a mantenere viva una relazione a distanza. 

Non c’è un giusto o sbagliato: c’è chi è fatto per una vita sedentaria e meno avventurosa, e chi ha sempre bisogno di nuove sfide. L’importante è non andare contro la propria natura.

La paura di un futuro instabile alimenta le paure e condiziona spesso le nostre scelte, tu in che modo reagisci?

Per natura sono sempre stata una temeraria e abbastanza sprezzante del pericolo. Questo ha fatto sì che vivessi avventure interessanti in ogni paese in cui ho vissuto, ma anche che non temessi per il mio futuro. Credo nella Provvidenza e so che quando si è sulla strada giusta le occasioni arrivano e non si morirà mai di fame. Finora per me è sempre stato così, per cui non temo per il mio futuro. Sono in linea con ciò che sono, e nel mio cammino cerco sempre di dare e rendere tutto ciò che di bello ho sempre ricevuto, dalla mia famiglia, dalle persone, dalla vita. Più dai più ricevi, e in questo modo sai che un aiuto da lassù arriverà sempre. Bisogna avere una grande fiducia

Come ti ascolti e cerchi di orientare il tuo cammino?

Ogni mattina seguo un rito ben preciso, una routine che mi consente di affrontare la giornata con l’energia giusta e uno spunto di riflessione da mettere in pratica nelle sfide quotidiane. Mi alzo alle 5.30, faccio mezz’ora circa di meditazione, poi un quarto d’ora di yoga fisico per svegliare i muscoli, poi faccio colazione leggendo un libro ispirante, di cui sottolineo le parti che mi possono aiutare. In questi giorni, ad esempio, sto leggendo “Vivi nella bellezza – L’incertezza, il cambiamento, la felicità” di Pema Chodron, una nota monaca buddhista americana molto illuminante. Con la meditazione vipassana ho imparato a lasciar emergere – concentrandomi solo sul respiro – ciò che voglio veramente, ciò che sono. Supero così le mie ansie e gli attacchi di panico e imparo ad ascoltare il mio cuore. Seguire ciò che sento, le sensazioni negative e positive, è il mio modo per orientare questo cammino bellissimo che è la vita terrena.

Quali consigli daresti a chi vorrebbe cambiare il proprio quotidiano ma non ha ancora il coraggio di farlo?

Vivere significa sporcarvi le mani. Vivere significa buttarvi con coraggio. Vivere significa cadere e sbattere il muso. Vivete in modo un po’ matto.” Seguii questi consigli del docente e scrittore statunitense Leo Buscaglia fin dagli anni novanta, quando ancora studiavo all’università ed ero in cerca della mia strada. Decisi di buttarmi e di vivere in modo un po’ matto. “Solo per un po’”, mi dissi. Oggi sono ancora qua, a vivere in modo un po’ matto, senza nemmeno un rimpianto. 

Non pensate troppo alle conseguenze. Non attendete di essere pronti. Non lo sarete mai. Ogni scelta comporta delle conseguenze, ma se ciò che state per fare vi fa battere il cuore e vi illumina gli occhi, affrontate queste maledette paure e andate avanti per la vostra strada: nessuno ha mai sbagliato seguendo ciò che lo faceva sentire vivo.

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