“Partire, lasciandomi ogni certezza alle spalle” – La storia di Angelo Zinna

“Operaio a distanza” come lui si definisce, scrittore di libri e freelance, poco importa caratterizzarlo, di Angelo traspare l’essere cittadino del Mondo con una grande attenzione al presente.

Ciao Angelo, parlaci un pò di te, chi sei e cosa fai

Mi chiamo Angelo Zinna, ho 29 anni e sono cresciuto nella provincia di Firenze, anche se da nove anni non vivo più in Italia. Oggi abito ad Amsterdam, ma in passato ho vissuto e viaggiato in Australia, Nuova Zelanda, varie parti dell’Asia e in Inghilterra. Per lavoro mi occupo (soprattutto) di scrittura: faccio il giornalista ed il traduttore freelance e sono autore del libro Un Altro Bicchiere di Arak. Da qualche anno gestisco il blog Exploremore, dove racconto quello che mi succede sulla strada. Ecco, questo è in breve quello che faccio. Quello che sono ancora sto cercando di capirlo.

Raccontaci cosa hai provato quando sei partito per la prima volta

Sono partito a vent’anni per l’Australia senza avere idea di quello che mi sarebbe successo. Avevo in programma di fare un’esperienza di lavoro all’estero per qualche mese, ma sono rientrato a casa per la prima volta cinque anni dopo. Quando me ne sono andato provavo un senso di agitazione positiva, un desiderio di vedere cosa sarebbe accaduto lasciandomi ogni certezza alle spalle. Poi, arrivando, si è rivelato tutto più semplice del previsto e con il passare del tempo è diventato molto più difficile trovare quel tipo di impulso.

Viaggiare lento: Perché? Come farlo avendo a disposizione qualche settimana?

Nel mio caso viaggiare lentamente non è altro che un’opportunità per deviare dai piani stabiliti, un modo di lasciarmi porte aperte verso destinazioni che ancora non conosco. Quando posso tento di programmare l’essenziale e lasciare il resto al caso, ma non sempre questo è possibile, anche per me il tempo rimane un lusso. Un modo efficace per fare una cosa del genere con poche settimane a disposizione è tornare in luoghi che già si conoscono, così da non doversi preoccupare né di attrazioni, né di itinerari, né di tutto quel che si fa quando si arriva in un posto nuovo. Ecco, io direi di andare in posti già visti, meglio ancora se questi posti sono un po’ brutti, e vedere che succede.

Raccontaci un aneddoto di viaggio che hai particolarmente a cuore

Mi ricordo che una volta ero in Kirghizistan e stavo camminando per andare ad un lago, quando si ferma un gruppo di ragazzi per darmi un passaggio, ragazzi ubriachi s’intende, e io salgo in macchina, ma prima di arrivare facciamo un incidente. Così scendo, proseguo per questo lago a piedi, e lì sul lago incontro una famiglia che mi invita a pranzo, poi dal pranzo alla cena, poi dalla cena a colazione, poi dalla colazione al pic-nic, poi dal pic-nic alla festa dei vicini, e in tutto ciò mai ho visto un bicchiere d’acqua, c’era solo vodka ad ogni pasto e tra ogni pasto. Insomma sono tornato nell’ostello da cui ero partito tre giorni dopo, sarà stato un giovedì.

Cosa vuol dire per te essere un Nomade Digitale?
Di che cosa ti occupi?

Al momento sono più digitale che nomade se devo dirla tutta. È vero che lavoro in remoto, ma al contempo mi sto laureando, quindi sono fermo alla mia base qui ad Amsterdam per il momento. Il nomadismo digitale per me, comunque, non è la possibilità di viaggiare sempre lavorando, piuttosto l’opportunità di poter scegliere dove, quando e quanto fermarsi. Viaggiare nella mia vita non è (più) essenziale.

Sono libero professionista qui in Olanda, quindi faccio l’operaio a distanza senza alcuna garanzia. Al momento sto collaborando con due riviste in cui scrivo di viaggi e di fotografia, mi sto occupando della parte editoriale di una piattaforma digitale per fotogiornalisti che partirà il mese prossimo e sto traducendo un’applicazione in italiano per un’azienda americana, in più seguo altri progetti minori che vanno e vengono, un po’ come per tutti i freelancer. Poi, per esser chiari, è giusto dire che non sono qualificato a fare nessuna di queste cose io, le faccio e basta.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe cambiare una propria condizione ma non trova ancora il coraggio?

Io, sinceramente, consiglierei di accontentarsi. Che la felicità di questi tempi è un po’ sopravvalutata, secondo me.

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