Perché il Mondo protesta e cosa possono fare i viaggiatori

perchè il mondo protesta

Gli ultimi mesi del 2019 sono scanditi da una fitta ondata di proteste popolari.
Perchè il Mondo protesta e cosa possiamo fare.

CHI PROTESTA E PERCHE’

Gran parte del Mondo protesta e molti di noi restano a guardare sperando ci possa presto essere una soluzione.

Volendo spiegare il perchè delle proteste e manifestazioni che stanno coinvolgendo diversi Paesi nel Mondo si può cercare di fare una sintesi di questo tipo.

  • Per molti la scintilla fu il prezzo della benzina

In origine fu l’ECUADOR, dove il premier Lenin Moreno decise di togliere lo sgravio sulle accise del carburante. Tenete conto che l’Ecuador è un grande estrattore di petrolio e la maggioranza degli ecuadoriani non possiede un mezzo proprio.. Le forti e incessanti proteste, sfociate in violenti scontri, hanno portato il Presidente Lenin a cambiare la sede della capitale da Quito alla più “gestibile” Guayaquil. Infine centinaia di indigeni nativi sono scesi dalle montagne per protestare e questo ha portato finalmente a trovare un accordo dove Lenin Moreno si impegnava a non cancellare lo sgravio sulle accise del carburante.

Le lunghe proteste in CILE che hanno portato a 15 morti e migliaia di feriti iniziarono dopo che il Governo decise di aumentare il costo del biglietto della metropolitana della sua capitale Santiago del Cile.

In IRAN tutt’ora sono in corso manifestazioni e scontri dopo che il governo ha deciso di aumentare le accise sul petrolio. “No Gaza, no Libano, sacrifico la mia vita per l’Iran” è uno degli slogan che sta scandendo le manifestazioni di protesta. Il Governo ha deciso di limitare Internet cosa che rende difficile conoscere informazioni precise su quello che sta succedendo.

In FRANCIA un anno fa fu l’aumento dei costi dei trasporti a far nascere il movimento chiamato dei Gillet Gialli che manifesta contro le politiche del presidente Macron. E’ notizia di pochi giorni fa che le manifestazioni di protesta e gli scontri con la polizia non accennano a placarsi.

  • In Libano la protesta è iniziata per vari motivi

Le manifestazioni di protesta in Libano si sono innescate quando il Governo per fronteggiare l’aumento della crisi finanziaria ha introdotto delle ferree misure di austerity che comprendevano tra le altre le tasse sulle chiamate di whatsapp, sul tabacco, sulla benzina e l’aumento dell’Iva.

  • La fiamma in alcuni Paesi è stata principalmente di natura politica

A BARCELLONA continua la protesta indipendentista del movimento che chiede la validazione delle elezioni che hanno sancito l’indipendenza della Catalogna dal resto della Spagna.

A HONG KONG un popolo da sempre poco coinvolto nelle decisioni politiche e sociali manifesta in primis per una legge sulle estradizioni in Cina e poi per chiedere maggior democrazia e coinvolgimento politico.

In IRAQ si manifesta contro il Governo per l’alto tasso di disoccupazione e per la corruzione.

Le tensioni tra differenti etnie e contro il Capo del Governo nonché futuro Premio Nobel per la Pace, Abiy Ahmed hanno scandito settimane di proteste e scontri violenti in ETIOPIA.

Per finire la BOLIVIA, dove gli abitanti sono scesi in piazza per la “poca chiarezza” che ha contraddistinto le nuove elezioni portando alla riconferma del Presidente Evo Morales. I violenti scontri tra i manifestanti e la polizia hanno costretto Morales a fuggire in Messico. In queste ore si sta insediando una nuova guida per il Paese.

L’elenco è ancora lungo, si pensi solo alla disastrosa situazione nella quale versa il VENEZUELA, all’ARGENTINA in bilico di un nuovo crack economico, al BRASILE in subbuglio per le decisioni del Presidente Bolsonaro, alla COLOMBIA che ha indetto per il prossimo 21 novembre uno sciopero generale dei trasporti.

QUALI SONO LE RAGIONI DI TANTE PROTESTE

Quelli appena elencati sono solo “gli inneschi” della protesta, quell’ultimo tocco che ha scatenato un pericoloso quanto inevitabile effetto domino di manifestazioni e insofferenza sociale.

Ma tutto questo da cosa deriva?

Non è facile capirlo, quantomeno sintetizzarlo.

E’ come se tutte queste insorgenze popolari avessero un sottile filo conduttore che le unisce, lasciando però spazio ai singoli problemi di ciascun paese.

Di certo, almeno dal mio punto di vista, c’è che sotto l’insorgere di questi episodi ci sia del malcontento, prima sociale poi economico, che da tempo si alimentava “sotto cenere” per poi trovare sfogo negli ultimi mesi.

A mio avviso, questi tipi di proteste e insorgenze vengono fatti da persone davvero provate, che stanno soffrendo e non hanno davvero più nulla da perdere al punto spesso di mettere a repentaglio la propria incolumità.

Dei Paesi latinoamericani che conosco meglio ho sempre apprezzato il fermento politico che portava persone di ogni età ed estrazione sociale a confrontarsi sui principali temi economici e politici del proprio Paese.

Sicuramente se popolazioni abituate al dibattito decidono di cambiare forma di intervento è segnale del fatto che qualcosa, da qualche parte, è cambiato.

COSA POSSIAMO FARE NOI VIAGGIATORI?

Quella del viaggio è per tanti una grande passione.

Conoscere, scoprire, incontrare se fatto in Paesi differenti dal nostro e dalla nostra cultura ci aiuta spesso ad allargare il nostro punto di vista, a maturare una visione più completa di noi e del Mondo.

Cosa fare quando succedono queste cose?

La prima cosa istintiva che mi viene da rispondere è: “Non smettiamo di viaggiare”.

Se viaggiare è per noi una forma importante di evoluzione personale, lo è anche per le persone che abitano in Paesi dai quali per motivi economici e sociali non possono uscire.

In secondo piano, ma tuttavia importante, c’è il fatto che i nostri viaggi contribuiscano a sostenere l’economia e il lavoro di diversi Paesi stranieri.

Si tratta solo di aspettare, tenersi ben informati e vedere quando sarà il momento di andare.

Penso infatti che un viaggiatore, che crede quindi nella potenza del viaggio, abbia delle responsabilità.

Si, abbiamo la responsabilità di informarci e conoscere bene cosa sta succedendo.

Dato che siamo molto bravi a chiedere informazioni sui siti di qualunque natura per organizzare al meglio i nostri viaggi, facciamolo anche per trasmettere notizie, per raccontare storie e dare speranza anche quando tutto sembra crollare piano piano.

Ho appena ricevuto notizie da due amiche dall’Ecuador e dalla Bolivia. In Ecuador la situazione si è del tutto calmata, vi invito a prendere in considerazione questo Paese fatto di una natura esplosiva e di antiche tradizioni indigene.

Differente è invece la situazione in Bolivia. C’è ancora molto fermento dopo la fuga dal paese di Evo Morales. La mia amica Sol l’ho sentita molto arrabbiata, mi ha inserito in alcuni gruppi Facebook di discussione perché capisca come stanno ragionando e cosa pensa la maggior parte dei boliviani.

Trovate la vostra modalità, ma facciamo in modo che la nostra passione possa essere utile ad altri.

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