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Potosì: Entrare in miniera – Esperienze local in Bolivia

Potosì, nel cuore della Bolivia, era una città ricoperta di argento. Ora invece potete vivere un’esperienza particolarmente “esplosiva”.

Potosì, che in lingua Inca significa “tuona, scoppia, esplode“, si trova nel cuore della Bolivia, anzi è una punta nel cuore della Bolivia. Dai suoi oltre quattromila metri d’altezza giace lì sorniona, come quella timida riservatezza che poi contraddistingue il carattere dei boliviani. I suoi duecentomila abitanti li vedi lungo le strade, al mercato centrale, con una inconfondibile calma. A dire il vero non li vedi tutti perchè oltre il quaranta percento degli abitanti di Potosì vive sotto terra.
Cos’hanno le catacombe a Potosì? E’ una città fantasma? Oddio in Bolivia ci sono gli spiriti! Fermi un attimo. E’ il caso che vi racconti una storia, ahimè una triste storia.

Photo Credits www.gapyear.com

L’arrivo degli spagnoli

Siamo alla fine del XV secolo e tutte le millenarie popolazioni indigene del Sudamerica si apprestano a scrivere le ultime righe della loro storia. Sono arrivati gli spagnoli. Come racconta in maniera magistrale Eduardo Galeano in “Le vene aperte dell’America Latina“, gli spagnoli una volta arrivati in Bolivia rimasero letteralmente abbagliati. Da lunga distanza vedevano all’orizzonte uno strano bagliore. Forse non avevano calcolato qualcosa. Gli indigeni locali si erano armati in migliaia pronti a difendersi e sbaragliare il nemico? Gli spagnoli avanzano, il bagliore si fa sempre più intenso man mano che si avvicinano. Arrivati a qualche centinaia di metri di distanza gli spagnoli ebbero un’inaspettata sorpresa. Potosì e le sue montagne erano una sconfinata distesa di argento. Di quell’argento puro e luccicante beneficiava la comunità indigena, il cuore commerciale e sociale di questa porzione di latinoamerica. “Dicono che nella città di Potosì, al tempo del suo massimo splendore, perfino i ferri di cavallo fossero d’argento” cita Galeano. Potosì era ricca, Potosì era una città indigena signorile e rispettata. Potosì venne schiavizzata e completamente saccheggiata, da capo a fondo. Candidata ad essere il “centro nevralgico del Nuovo Mondo”, Potosì è oggi una delle località più povere e umili del Sudamerica così come il Paese che la ospita, la Bolivia

Potosì oggi ha una grande miniera dove oltre il quaranta percento dei suoi abitanti lavora. E’ una città da scoprire, qui ti spiego come.

Vivere esperienze local a Potosì

Oggi Potosì è una città che lavora e pure tanto. La miniera occupa gran parte dei pensieri quotidiani dei suoi abitanti perchè è da quel poco che vi si estrae (e venduto chissà dove) che queste persone sopravvivono. Sul termine sopravvivere torneremo a brevissimo.
Un viaggiatore responsabile vuole conoscere, vedere con i propri occhi senza “turbare” le persone e la natura che lo circondano, anzi cercando la maniera più semplice per essere in armonia con loro. Una delle esperienze local che vi consiglio assolutamente di fare a Potosì è quella di visitare la sua miniera. Sarà un’esperienza forte, vera ed “esplosiva”. 

La miniera di Potosì

Per prima cosa per poter visitare la miniera di Potosì vi dovete affidare a un buon tour organizzato, alla fine di questo articolo vi darò tutti i consigli pratici e i contatti. Il tour organizzato è l’unica maniera legale e sicura per accedere alla miniera, e soprattutto è la soluzione che lascia un contributo di denaro direttamente alla miniera e ai suoi operai. A inizio tour verrete vestiti come minatori (avete già visto come ero conciato io) forse un abbigliamento evitabile ma almeno adatto per stare più di un’ora all’interno della miniera. Ora che siete belli vestiti si passerà da una tienda, ovvero uno spaccio alimentare. La guida vi chiederà di comprare qualcosa per omaggiare i minatori e insieme a loro “El Tío”, lo zio. Potrete comprare foglie di coca da masticare, sigarette, succhi di frutta e bottigliette di alcool. Una volta fatti gli acquisti, in pulmino verrete portati all’ingresso della miniera di Potosì da dove inizierà il vostro tour. Dopo una breve spiegazione sulla portata di questa struttura verrete accompagnati all’interno della miniera. ATTENZIONE. Sarete travestiti da minatori, è vero, ma ricordate di non essere dentro un parco giochi. Vi trovate dentro un vero e proprio luogo di lavoro. Al vostro ingresso camminerete per un tunnel stretto e buio, sotto di voi delle rotaie. La guida, che apre la fila, vi dirà di prestare molta attenzione. Vedrete passare dei carrelli, come nei film di Indiana Jones, spinti da coppie di operai delegati al carico e scarico di minerali. Vi siete accorti che ogni operaio ha una guancia gigante? Quella “palla” è formata da foglie di coca, che gli operai utilizzano per respirare meglio, dovendo lavorare anche a cinquanta metri di profondità. La nostra credenza occidentale ci porta a pensare che l’effetto delle foglie di coca sia “sballlante”. Invece le foglie di coca, che ovviamente non sono trattate, hanno proprietà naturali capaci di aprire i polmoni e facilitare la respirazione. Non è suggestione, ma un vero e proprio supporto naturale. Tutte le popolazioni andine sono solite farne uso quotidianamente. Nel corso del tour la vostra guida fermerà alcuni minatori, chiederà di raccontarvi la loro storia per poi regalare loro gli acquisti fatti a la tienda.

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El Tío e il rito propiziatorio

La vostra visita alla miniera di Potosì farà sicuramente capolinea davanti a “El Tío“, ovvero Lo Zio di tutti i minatori. Lo incontrerete una volta entrati in una piccola caverna in penombra. Li giace questa scultura in cartapesta, a dir poco artigianale, rappresentante un diavolo raffigurato con una “importante” protuberanza fallica. El tío infatti rappresenta per i minatori di Potosì il simbolo della virilità. E’ lui che facendo l’amore con la Pachamama, Madre Terra, permetterà ai minatori di raccogliere molto minerale. I segni di devozione nei confronti di El tío sono evidenti. Ogni giorno, prima di entrare in turno, i minatori passano a salutare El Tío cospargendo il suolo di foglie di coca e spruzzando alcool in modo che il loro “protettore” beva e stia bene.

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La mia esperienza nella miniera di Potosì

Quella della miniera di Potosì è una delle esperienze local che consiglio assolutamente durante un viaggio in Bolivia. Mi trovavo a Potosì solamente di passaggio, ero diretto a Uyuni dove avrei passato un’indimenticabile tre giorni al Salar de Uyuni e la sua riserva naturale. Arrivo a Potosì alle otto di mattina dopo aver viaggiato di notte. Non faccio in tempo ad appoggiare lo zaino nella camera dell’ostello che vengo intercettato da un ragazzo. “Hermano ya salimos por el tour a la mina” – Fratello a brevissimo iniziamo il tour della miniera (quel ya in Sudamerica potrebbe voler dire anche ore!) – mi dice. Io sono solito prendere tempo al mio arrivo in un posto che non conosco. Mi riposo un attimo, giro per le vie del centro e poi a cercare qualche info sulla città. In quel caso però mi feci convincere da quel ragazzo e dalla faccia della proprietaria dell’ostello che continuava a fare SI con la testa. In meno di due minuti mi trovavo dentro a un pulmino insieme a tre ragazzi e una ragazza argentini giunti a Potosì per trascorrere un feriado, quello che noi chiamiamo “ponte”. Ci vestiamo da minatori e inizio a pensare di aver preso una gran fregatura. Non mi piacciono le cose artefatte per i turisti e sentivo di esserci cascato in pieno! Il Tour inizia, passando per quei tunnel stretti osservavo i minatori al lavoro. Erano tutti giovanissimi, sguardo serio avvolto dalla polvere. Che fatica deve essere stare in miniera. Che grande sacrificio deve essere passare la propria giovinezza lavorando lì sotto. Non era più un tour artefatto, era un’occasione per vedere da un’altra angolazione. Mentre eravamo a trenta metri di profondità, parlando con Victor, un veterano della miniera, si sente: “BOOOM”, un boato secco a cui fa seguito il rumore di una fitta pioggia. La ragazza argentina si butta a terra con le mani in testa. Noi ci chiniamo impotenti. La guida e il minatore iniziano a ridere. Qualche decina di metri sotto ai nostri piedi due giovani minatori avevano fatto esplodere un muro in pietra con dei candelotti di dinamite. Il tour era appena diventato piuttosto esplosivo.
Mi fermo qui, non racconterò altro sopra questo tour. Aggiungo solo una cosa. Fatelo il tour della miniera di Potosì. Fatelo perchè ascolterete storie, vivrete per un’ora dentro ad un Mondo di cui nessuno parla. Purtroppo le condizioni nelle quali i minatori lavorano non sono sicure per la loro salute. Già a quindici anni i ragazzi entrano in miniera. Riceverete queste e altre informazioni direttamente da loro. Un’opportunità unica per aprire gli occhi su una dimensione altrimenti sommersa.

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Consigli per il tour in miniera

Una volta arrivati a Potosì incontrerete diverse agenzie turistiche che vi proporranno questo tour. Sappiate che sono poche quelle a poter entrare in miniera e offrono tutte lo stesso tipo di servizio. Io vi consiglio Big Deal Tours. Organizza i tour in miniera due volte al giorno, alle 8.30 e alle 13.30. Il costo per persona del tour è di 150 bolivianos (circa 20 euro).

Cos’altro fare a Potosì

A Potosì, oltre a vivere l’esperienza della miniera puoi fare anche altre cose. Sicuramente ti consiglio di mangiare al mercato centrale. La Bolivia non ha lo stesso assortimento di verdura e tuberi del Perù ma offre diversi piatti semplici e buoni. Il centro di Potosì è molto carino. Diverse chiese, la cattedrale con la sua torre e il Museo della Moneta. Se vi tratterrete più di un giorno vi consiglio l’escursione a El OJO DEL INCA (Occhio dell’Inca). Conosciuta anche come la Laguna de Tarapaya si tratta di una bellissima laguna di origine vulcanica la cui acqua può arrivare ad una temperatura di 30 gradi! La laguna è a circa 25 km da Potosì, immersa nella natura. Se volete vivere l’avventura e risparmiare un pò allora potete raggiungere EL OJO DEL INCA da soli. Alla fermata dei minibus prendete el colectivo in direzione Miraflores dalla Avenida Universitaria al costo di 5 bolivianos (0,60 euro), circa una mezz’ora di viaggio. Dite prima all’autista che volete visitare EL OJO DEL INCA. Vi lascerà davanti a un piccolo ponte. Attraversatelo e seguite quel sentiero segnato per circa quindici minuti. Una volta arrivati alla laguna dovrete pagare un biglietto di 10 bolivianos (1,5 euro). Al ritorno riprendete il bus sul lato opposto da quello in cui siete stati scaricati e scendete arrivati a Avenida Universitaria.

Photo Credits nomadlyinlove.com

Come arrivare a Potosì

SeDa LA PAZ: Ci sono diverse imprese di trasporto che fanno questa tratta della durata di circa 10 ore (consigliato quindi viaggiare di notte). Le imprese più conosciute sono El Dorado e Trans Copacabana. Il prezzo (che si può sempre contrattare) va dai 75 ai 140 bolivianos (10-18 euro) in base anche alla “comodità” del sedile che sceglierete e alla disponibilità di posti. 
Da SUCRE: sono solo 4 ore di viaggio (consigliato se viaggiate di giorno) e la strada è buona. El Dorado offre il trasporto per 20 bolivianos (2,50 euro).
DA ORURO: Indicativamente 7 ore di viaggio (ricordate lo ya sudamericano?), il prezzo va dai 33 ai 70 bolivianos (da 4 a 9 euro) e le compagnie certe del trasporto sono San Miguel, TransAzul, Bustillo, PullmanBus.
DA TUPIZA: Sono 7 ore di viaggio per un costo di 50 bolivianos (circa 6 euro). PullmanBus copre sicuramente la tratta.
DA SANTA CRUZ DE LA SIERRA: 23 ore di viaggio (una volata), le imprese di trasporto (su tutte El Dorado e Trans Copacabana) si fermano 3 ore a Cochabamba prima di ripartire alla volta di Potosì. Il prezzo va dai 150 ai 200 bolivianos (19-25 euro).
DA UYUNI: Questa è una tratta ottima per chi risale da sud (Argentina e Cile). Il viaggio ha una durata di circa 3 ore per 50 bolivianos (circa 6 euro). El Dorado compie questa tratta.

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