“Il viaggio per me è stata una totale rinascita” – tra viaggio e volontariato con Simone Piccini

“Ho avuto la fortuna di capire che tutti noi abbiamo due vite ma la seconda comincia quando ci rendiamo conto di averne solo una”. Attraverso il viaggio e il volontariato Simone Piccini, alias Wanderhang, sta creando il suo futuro a misura dei propri desideri.

Ciao Simone, parlaci un pò di te

Sono Simone e vengo da una piccola cittadina fra le colline toscane, Arezzo. Lì sono nato e c’ho vissuto per 38 anni, viaggiando molto, per quello che mi era possibile, ma con la voglia sempre di tornare là dove erano le mie radici, la mia famiglia e i miei amici. Ho passato la mia adolescenza praticamente giocando a calcio, fra il campetto di cemento dietro casa o nei campi in terra battuta di provincia, con il sogno che potesse diventare un lavoro a tempo pieno finchè poi, arrivato ai 18-20 anni ho capito che probabilmente sarebbe rimasto solo un bellissimo passatempo che è durato comunque per altri vent’anni. Gli stessi vent’anni nei quali, come un cittadino modello, ho vissuto la mia vita dentro un bell’ufficio assicurativo e dietro un bancone di un bar nel fine settimana, lavori che mi hanno permesso di togliermi quelle piccole soddisfazioni come una macchina, un appartamento in affitto, scarpe e vestiti, e come ho detto all’inizio, tanti viaggi che mi aiutavano ad evadere dalla routine giornaliera e mi permettevano di rientrare totalmente pieno di energia. Ero felice, avevo la mia indipendenza, un buon lavoro, la mia vita sociale. Mi sentivo realizzato, sempre sorridente, non mi mancava niente.

Poi, a 38 anni, qualcosa si è spezzato. All’improvviso tutto quello che mi ero costruito intorno in tutti quegli anni mi sembrava quasi che non mi appartenesse più. Niente di quello che facevo mi dava più soddisfazione, mi sentivo come svuotato e non riuscivo più a capire quale potesse essere la soluzione. Finchè una mattina mi è apparso tutto così chiaro. Avevo bisogno di mettere un punto e ricominciare daccapo. Avevo bisogno di riprendermi il mio tempo, che stavo sprecando per fare cose che ormai consideravo superflue. E in quel momento ho deciso che non avrei voluto perdere un solo giorno in più, ho venduto tutto quel poco che avevo, mi sono licenziato, ho comprato uno zaino e sono partito per fare il giro del mondo. Mi sono dato due anni di tempo e proprio perchè non avevo nessuna fretta, ho deciso di farlo senza prendere aerei per assaporare ancora di più la strada e tutto quello che di bello mi avrebbe fatto incontrare.

Cos’è per te il viaggio e in cosa pensi ti abbia cambiato?

Credo che il viaggio sia stata la mia medicina e la mia cura. Mi sono riappropriato del mio tempo, sfruttandolo come più mi piaceva e come più mi rendeva felice. Mi sono sentito per la prima volta in vita mia totalmente libero e padrone del mio destino, decidendolo giorno per giorno. E mi sono reso conto che più si affronta la vita in maniera positiva e più la vita ricambia allo stesso modo. Ecco, il viaggio per me è stata una totale rinascita, che mi ha permesso di scoprire una persona che era stata totalmente nascosta fino a quel momento a causa della routine della vita moderna che cerca in ogni modo di affossare le diverse personalità per creare una massa di persone più gestibili e manovrabili. 

Fare volontariato in viaggio, perché?

Durante il mio viaggio, proprio grazie ad incontri casuali, ho avuto la fortuna di poter fare del volontariato in alcune strutture in Asia e in Sudamerica e credo che questo sia stato il compimento di un percorso interiore che mi ha portato forse a scoprire quale fosse il motivo per cui fossi venuto al mondo. Quando ti rendi conto che soltanto regalando un poco del tuo tempo riesci a cambiare l’umore di una persona e a strappargli un sorriso, a fare in modo che lui si ricordi di te, ecco che forse la tua vita assume quel senso che stavi cercando. Fare del volontariato mi ha fatto conoscere persone meravigliose che sono diventate per me altre famiglie, mi ha fatto capire che una delle cose più belle che una persona possa fare è regalare qualcosa a qualcuno che non potrà mai darti nulla in cambio, ma che alla fine capisci che quello che si arricchisce maggiormente sei proprio tu.

Raccontaci dove ti trovi adesso e che progetti hai

Ho terminato il mio giro del mondo esattamente un anno fa e al momento mi trovo in Colombia, dentro la Comuna 13 di Medellin, un luogo dove ho avuto la fortuna di passare circa un mese durante il mio viaggio. Qui avevo conosciuto una famiglia che mi ha ospitato e mi ha accolto come un figlio, famiglia che si occupa di circa un centinaio di bambini della Comuna cercando di tenerli lontano dai pericoli del narcotraffico e della delinquenza semplicemente facendoli giocare a calcio. E senza neanche bisogno di dirlo, mi sono letteralmente innamorato di questo quartiere e ho deciso di tornare qui per aiutarli più da vicino. Le possibilità non sono molte qui, i bambini hanno a disposizione un campo che è imbarazzante, quando sono arrivato la prima volta usavano sacchi di cemento come recinzioni per evitare che la palla finisse nel burrone a lato del campo, non avevano nè porte nè reti e molti di loro giocavano scalzi. Fortunatamente grazie all’aiuto di persone come te, abbiamo cercato di migliorare le condizioni del campo, regalare divise e proprio con il tuo contributo è stata anche costruita una piccola sede dove i bambini possono riunirsi prima e dopo gli allenamenti, e per questo sei uno dei loro benefattori.

Io mi sono trasferito definitivamente qui, insieme alla mia ragazza Katherine, anche lei colombiana. Quando ci siamo conosciuti non ha esitato un istante a mollare tutto e a seguirmi in questo progetto di vita. Vorremmo costruire un vero e proprio centro sportivo per tutti questi bambini. La priorità adesso è il campo da calcio, renderlo regolamentare, costruire un sistema di tubazioni per lo scolo dell’acqua, costruire un muro di contenimento per metterlo in sicurezza, e usare mattoni e reti protettive per recintarlo e renderlo un posto che possa attirare molti più bambini della Comuna.

Nel frattempo io e Kathe vorremmo aprire il primo ostello dentro la comuna 13 di Medellin, uno dei quartieri più tristemente famosi e pericolosi del mondo fino a una decina d’anni fa ma che adesso sta faticosamente cercando di scrollarsi di dosso quella nomea e far capire al mondo che qui c’è solo voglia di lasciarsi il passato alle spalle e ricominciare. Adesso si respira aria nuova, aria di speranza, e te puoi assolutamente testimoniarlo essendoci così affezionato. Vorremmo dare la possibilità, a chi lo desidera, di vivere un’esperienza diversa, fuori dai classici circuiti turistici di Medellin. Qui c’è la possibilità di vivere il “barrio” al cento per cento, immergendosi totalmente nella vera vita della Comuna. Inoltre c’è la possibilità di fare volontariato, perchè l’idea è quella di costruire anche un piccolo campo di basket/pallavolo, un salone dove i ragazzi possano fare corsi di inglese, di danza, di cucina, di arte e fotografia, computer, per cercare di tirare fuori da ognuno il loro talento che non deve essere per forza il gioco del calcio, per cui ci sarà bisogno di chiunque voglia fermarsi qualche giorno e passare del tempo con i bambini insegnando qualsiasi cosa gli possa tornare utile.

In che modo possiamo aiutarti?

Per aiutarci ci sono tanti modi, come per esempio appena l’ostello sarà pronto (spero in circa due o tre mesi) venire a trovarci e darci una mano direttamente sul posto, oppure facendo una semplice donazione tramite il link www.bit.ly/Donazionicomuna (il cui ricavato verrà utilizzato per portare avanti tutti i lavori dei quali ti ho appena accennato) oppure anche comprando il libro che ho scritto al termine del mio giro del mondo e il ricavato del quale ho utilizzato per tornare qui e cominciare i lavori al campo e che continuerà a servire per lo stesso scopo (il libro si chiama WANDERHANG – UN VIAGGIO DENTRO AL MONDO, per chi vuole il formato cartaceo deve contattare me altrimenti trova l’ebook su amazon) oppure semplicemente condividendo e parlando del progetto con più persone possibile per fare in modo che tanta altra gente possa avvicinarsi a questa bellissima realtà e voglia contribuire o semplicemente venire a viverla di persona.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe dedicarsi una lunga esperienza di viaggio ma non trova il coraggio?

Penso che l’unico consiglio che potrei dare a chi vorrebbe vivere un’esperienza del genere ma non trova il coraggio è di non stare a pensare troppo al “e cosa farò dopo?” ma vivere il momento..la vita è una sola, nessuno di noi avrà una seconda possibilità. Ci hanno fatto questo bellissimo regalo, il minimo che possiamo fare è renderle omaggio cercando di viverla in pieno, e non sopravviverla. E vedrete che se la celebrerete come si merita, lei stessa troverà il modo di contraccambiare rendendola il viaggio più bello che avrete mai la fortuna di fare.

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