Come prendere il Mal d’Africa – Viaggiare zaino in spalla in Etiopia

Viaggio local in Etiopia – Come fare e cosa aspettarsi

Sono sicuro che avrete già sentito parlare di Mal d’Africa. Persone che tornano con un enorme sorriso o lacrime di gioia dal continente nero dicendo di avere il Mal d’Africa. Ora, di per sè non è bellissimo dire che si è tornati dall’Africa ammalati. Anche perchè capita veramente ad alcune persone che sicuramente non fanno salti di gioia per questo. Il Mal d’Africa in questione è per me “amore da contrasto“. Mi spiego meglio. E’ talmente negativa l’immagine che ci arriva dell’Africa (per la povertà, i pericoli e le malattie) che il vivere un’esperienza felice e spensierata a contatto con delle culture, seppur tra mille difficoltà, serene e cordiali, ci fa innamorare. Tutto questo è un forte contrasto appunto. L’ennesima doccia gelata che ci sveglia dal nostro torpore di occidentali benpensanti.Viaggio zaino in spalla Etiopia
La differenza in Africa la fanno le persone
Sono le persone a fare la differenza in Africa perchè la caratterizzano. In terre spesso difficili, inospitali, gli africani vi portano sudore, tradizione e cultura, in armonia con una terra appunto per nulla facile ed ospitale. Un’esperienza di viaggio local in Africa quindi presuppone l’incontro con chi quel Paese lo ha sempre abitato, lotta per la sopravvivenza, tramanda antiche tradizioni.

Viaggiare zaino in spalla in Etiopia – E’ possibile?

Viaggiare zaino in spalla è la modalità che maggiormente permette di vivere il viaggio nella sua profonda spiritualità, cogliendone soprattutto l’essenzialità. In Etiopia è possibile viaggiare zaino in spalla, ma considerate però che l’Etiopia non è un Paese per viaggiatori zaino in spalla. Se vi gira forte la testa dopo questa affermazione è tutto normale, ora vi spiego meglio. Backpacker è una parola che oltre a identificare il viaggio con lo zaino ne definisce anche le modalità. Viaggio lento, in ostelli economici, spesso ospitato da persone del posto, muovendosi con mezzi locali. Io mi sento un backpacker a tutti gli effetti. Durante il mio viaggio di un anno in Sudamerica, che trovi qui, ho goduto a pieni polmoni della libertà che questo modo di viaggiare ti regala. In Etiopia viaggiare con mezzi locali e in ostelli economici è assolutamente possibile ma molto più difficile. Ho ricorso il centro-nord Etiopia per un mese e mi sono reso conto che lì non esiste la famosa “via di mezzo“. I bus locali sono purtroppo spesso fatiscenti, per non dire scassati. Gli ostelli economici, parliamo di un costo tra i 5 e 15 dollari a notte, sono spesso sporchi e mal tenuti. Ora, non è mia intenzione fare di tutta l’erba un fascio. Sono strasicuro che ci saranno in Etiopia anche ostelli comodi dove riposare, spendere poco e incontrare altri viaggiatori.

Viaggio zaino in spalla EtiopiaIl consiglio che voglio dare per viaggiare in Etiopia in maniera lenta, autentica e responsabile è semplice. Se viaggiate da soli vi consiglio di fare in modo di “appoggiarvi” ad organizzazioni internazionali che realizzano progetti di sviluppo in Etiopia. Decidete voi in che modo. Potete decidere di fare volontariato per alcune settimane. Oppure spostarvi con loro tra i vari progetti. In questo modo conoscerete e spesso toccherete con mano la situazione di crescita che sta attraversando l’Etiopia, con tutti i contrasti e le difficoltà che ne derivano. Sarete in compagnia di persone che in italiano o in inglese vi introdurranno una delle culture più antiche e complesse d’Africa. Viaggerete con mezzi sicuri alloggiando nelle strutture dell’organizzazione. Se non ve la sentite di viaggiare da soli in Etiopia vi consiglio di scegliere un viaggio di gruppo sostenibile. Spesso questi tour sono organizzati da Ong e cooperative che sviluppano progetti in Etiopia con l’aiuto di agenzie turistiche locali. In questo modo potrete miscelare due aspetti. Quello storico e naturalistico, attraverso la visita a siti archeologici, musei e trekking mozzafiato. Quello solidale conoscendo da vicino progetti di sviluppo, che potrete supportare direttamente, o semplicemente raccontare. Perchè sono convinto che una volta tornati dall’Etiopia sarete così. Sarete persone desiderose di voler raccontare, sostenere e aiutare questa meravigliosa terra, ovviamente con qualche linea di Mal d’Africa!
Viaggio zaino in spalla Etiopia
L’incontro con  i Mursi
Quando andai per la prima volta in Etiopia qualche anno fa accadde una cosa terribile. Eravamo a sud del Paese, nella regione chiamata Omo Valley dove vive la comunità indigena dei Mursi, quella che per intenderci mette un enorme disco labiale sulla bocca. E’ una delle comunità più antiche e particolari che vivono in Etiopia ed eravamo molto carichi all’idea di poterli incontrare. L’incontro si è invece concluso con le ragazze presenti nel mio gruppo che scappavano in lacrime verso il pulmino. Perchè? Semplice, i Mursi erano completamente ubriachi. Ci venivano incontro barcollanti, chiedendoci soldi, mentre le loro donne, a seno scoperto e con in braccio i figli, ci chiedevano di scattare una foto per qualche spiccio. Questo spettacolo riprovevole aveva una sua spiegazione. Il Governo etiope riconosce ai Mursi la metà del costo di ingresso dei turisti nella loro riserva naturale. Stiamo parlando di decine di euro a persona che in Birr etiopi sono un sacco di soldi. Molti Mursi hanno deciso di “investire” questo imprevisto guadagno in alcool, trascurando, e forse sfasciando, la conservazione della loro cultura secolare. Viaggio zaino in spalla Etiopia

Come relazionarsi alle Comunità locali
Per non fare come i Mursi, o almeno non essere responsabili di questo sfacelo, bisogna cambiare atteggiamento. Incontrare le Comunità indigene locali deve essere un’esperienza arricchente per entrambe le parti. Ma di una ricchezza che non sia fatta solo di carta. Scegliete solo tours che rispettino l’autenticità del villaggio e delle persone che andrete ad incontrare. Tenete conto che l’Etiopia non è ancora pronta per il turismo di massa. E’ inutile incontrare persone che facciano movimenti in serie come fossero dentro ad una catena di montaggio. Finirete per essere accerchiati da bambini che vi chiedono penne, questo non è turismo responsabile. Chiedete di essere accompagnati in villaggi rurali, poi una volta là chiedete di partecipare insieme a loro ad una cerimonia del caffè. Saranno tutti molto onorati di tostare il caffè e condividerlo insieme a voi. Un’altra soluzione, come già vi ho accennato, è quella di entrare dentro a realtà che già operano in Etiopia. Di seguito vi racconto la mia esperienza.

L’orfanotrofio di Guder
26 bambine sorridenti, di quei sorrisi che non dimentichi, gioia semplice, sguardi timidi e curiosi, questo è il mio Mal d’Africa.
Mi trovo a Guder, a quasi tre ore di macchina dalla capitale Addis Abeba, nella Regione dell’Oromia. A Guder c’è un orfanotrofio gestito con tanti sforzi e impegno da tre suore che fanno parte dell’ordine delle figlie di Sant’Anna. La superiore, Suor Haregu, è eritrea ma parla benissimo l’italiano. Ha uno sguardo apparentemente severo ma è la sua gestualità a farmi capire che mi trovo davanti ad un’anima semplice che da tutta la vita serve la sua terra e le persone che ne hanno bisogno. Le altre suorine sono due giovani etiopi, parlano meno l’italiano e spesso ci prendiamo in giro e ridiamo per quanto sia più complicato comunicare. Qui vivono 26 bambine bellissime, tra i 5 e i 15 anni. Viaggio zaino in spalla EtiopiaMolte di loro vennero accolte dalle Sorelle a pochi anni di età dopo la perdita dei genitori. Altre i genitori li hanno ma vivono in piccoli villaggi e non hanno i soldi per crescerle e farle studiare. Qui all’orfanotrofio hanno la possibilità di studiare e frequentare la vicina scuola, avere il necessario da mangiare e crescere serenamente. Le famiglie che possono vengono a Guder nel fine settimana per passare qualche momento con loro. Qui a Guder il tempo ha un altro significato. Le Sisters hanno un piccolo appezzamento di terra che alcuni contadini arano faticosamente spingendo il giogo attaccato a due buoi. Ne ricaveranno il Teff, il cereale più piccolo al mondo, che in Etiopia serve a produrre l’enjera, il pane tipico. Il frutto sudato di questa terra permette all’orfanotrofio di avere pane per tutto l’anno, di non dover pensare almeno a questo. Quando mi vedono le bambine mi corrono incontro festanti chiamandosi a vicenda, tutte e 26. Sono felice e allo stesso tempo un pò imbarazzato. Non conosco la loro lingua e per ripagare la loro attenzione cerco qualche stratagemma. Ormai sono un maestro nell’insegnare ai bambini di tutto il Mondo giochi con le mani e il suono dello stappo di bottiglia con la bocca (modello vino Ronco per intenderci). Le bimbe ridono, si guardano tra di loro sghignazzando e cercando di rifare quei trucchi senza riuscirci. Due di loro mi prendono per mano con tutte le altre che ci seguono di corsa. In mezzo ad un accumulo di macerie in pietra hanno creato un piccolo tavolo. Con alcune foglie d’albero hanno “riprodotto” un’enjera e con petali di fiori l’hanno condita con tante spezie e verdure immaginarie. Una di loro si avvicina e mi regala un fiore arancione come benvenuto “a casa loro”. Mi si stringeva il cuore dall’emozione. Viaggio zaino in spalla EtiopiaAbbiamo poi iniziato a fare dei giochi nel cortile incolto dell’orfanotrofio, è sempre bello vedere i bambini divertirsi con così poco. Credo che questo debba essere l’obiettivo di noi adulti. Ritornare a vivere quelle emozioni semplici, come quelle nascoste in un gioco, uno scherzo, la meraviglia della semplicità. Ho insegnato alle bimbe a giocare a “Un, due, tre per le vie di Guder”. Si sono subito buttate a giocare con molta carica ed allegria. L’Etiopia mi ha fatto capire che la comunicazione passa per tanti livelli. E queste bambine esprimono gioia e gratitudine in tantissimi modi. Ho avuto il dono di poter conoscere questo progetto grazie alla Fondazione Butterfly Onlus che ha sostenuto le Sorelle nei lavori di ristrutturazione dell’orfanotrofio. Viaggiare in Etiopia attraverso chi in Etiopia opera da tanti anni ha rappresentato per me lo scatenare un effetto domino di opportunità. Dalla scelta di partire all’incontro da vicino con persone e culture differenti. Il mio Mal d’Africa è fatto soprattutto di gesti gentili, tempo condiviso, sguardi sereni. Il mio Mal d’Africa è la consapevolezza di aver ricevuto più di quanto ho dato. Con il mio Mal d’Africa sono tornato in Italia. Non cerco una cura, cerco solo di conservare intatte le emozioni.

Viaggio zaino in spalla Etiopia

Credit Photo Mursi: www.africageographic.com

 

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