Viaggio in moto per il Mondo insieme alla mia “rumorosa” libertà

Matteo si definisce un biker, un motociclista, ma scoprirete che sotto la tuta si nasconde anche un viaggiatore curioso, che a bordo della sua due ruote si dedica il tempo per conoscere con i propri occhi le bellezze del Mondo.
Allacciate bene il casco, stiamo per partire insieme a Matthew on the road!

Ciao Matteo, iniziamo parlando un pò di te

Ciao! Mi chiamo Matteo Nanni, sono nato e cresciuto a Rimini, ma ho da sempre la grande passione per le esplorazioni. Ho iniziato relativamente tardi a viaggiare, intorno ai 21 anni, ma dalla prima esperienza non ho mai smesso, cercando di sfruttare al meglio le mie risorse. Era il 2004 e assieme al mio fratello maggiore Massimo viaggiai in India e Nepal zaino in spalla. Quel “nuovo mondo” mi aveva affascinato. La mia mente si era aperta facendo entrare un sacco di cose in maniera disordinata. Ancora oggi sto cercando di collocare tutte le sensazioni al loro posto!

Cosa vuol dire per te viaggiare in moto e perchè viaggi per lunghi periodi?

Sono un grande amante delle moto. Adoro smontare, rimontare, riparare e sporcarmi le mani tra meccanismi metallici. La moto rimane comunque, a mio parere, un mezzo estremamente flessibile che permette di raggiungere anche i luoghi più remoti in completa libertà. Le sensazioni che si provano sono state descritte in tanti libri e racconti ma solo una volta in sella, con il motore in rotazione e i chilometri di aria sulla faccia, si comprende cosa prova la grande comunità di bikers sparsa nel mondo. La moto quindi non solo come mezzo di trasporto ma come stile di vita, il mezzo che da sempre rappresenta una delle grandi icone della libertà. Di certo anche viaggiare con solo lo zaino in spalla rende molto liberi, infatti la moto necessita di carburante, manutenzione e un riparo sicuro in assenza del proprietario. Sono questi i compromessi per viaggiare con questa “rumorosa” libertà. Il viaggio “Overland” è il mio favorito: partire dal proprio garage e proseguire tra vasti paesi lungo strade sempre diverse, vedere pian piano i cambiamenti del paesaggio, delle abitazioni, così come i comportamenti delle persone. Per fare questo serve tempo e da qui la scelta di prendersi un lungo periodo di “off “da tutto,solo per viaggiare.

Parlaci del tuo viaggio attuale, dove ti trovi e dove pensi di arrivare

Sono arrivato a Mumbai in India e sono fermo da qualche giorno per via di un piccolo problema alla moto. Grazie alla comunità di bikers indiani, conosciuti tramite Facebook, sono stato subito accolto nell’officina di Zubinn. Senza chiedere nulla in cambio hanno rimesso in sesto la moto preparandola per proseguire il viaggio. Ho un progetto di massima, quello di viaggiare il più possibile l’Asia, il continente che amo. Ho creato un itinerario che prevede l’attraversamento dei paesi del sud-est asiatico per poi proseguire in Malesia e Indonesia, sfruttando così anche le condizioni climatiche opposte a quelle Europee. Le tappe vengono definite “day by day” grazie soprattutto ai numerosi consigli forniti da altri motociclisti e viaggiatori. In questo, il mondo dei social ha cambiato il modo di viaggiare rendendo gli incontri e gli spostamenti molto più semplici e veloci. Informazioni di assoluta utilità anche se forse vanno un po’ a scapito dell’avventura.

Cosa rappresenta per te il viaggio e l’incontro con le culture locali?

Penso che anche se siamo nell’era dell’informazione, dove grazie ad un semplice smartphone è possibile trovare qualsiasi cosa (con i necessari filtri ovviamente), molte persone, me compreso, siano ignoranti sul fatto di come alcuni popoli vivono nel mondo. I media purtroppo manipolano le informazioni a loro piacimento seguendo uno schema politico-economico a vantaggio di pochi, creando spesso odio e tensioni, ma soprattutto destabilizzazione e confusione. Di certo fa più notizia una bomba esplosa in una città che una tazza di the offerta a uno straniero, ma non è difficile comprendere che se una (piccola) percentuale di negatività esiste, allora esiste in tutti i paesi e contesti sociali. Adoro entrare a contatto con differenti culture e scoprire ogni giorno che ci sono più persone buone che cattive al mondo e che nella diversità troviamo l’uguaglianza, siamo tutti esseri umani con sentimenti universali e sogni.

Raccontaci un aneddoto che ti è capitato durante uno dei tuoi viaggi

Tra i paesi attraversati ad oggi, il Pakistan è quello che più mi ha colpito. In costante osservazione come un alieno sulla terra, per gli abitanti ero un dono dal cielo, uno straniero che veniva in pace a visitare il loro paese. A certe latitudini e longitudini il mondo cambia. Continuavo a ringraziare queste persone per la grande ospitalità dimostrata e loro in risposta continuavano a dirmi che io ero un ospite e che loro dovevano ringraziare me per avergli mostrato l’occidente. Passeggiavo con un altro biker svedese di nome Nicklas in una strada nella periferia di una grande città, sono bastati pochi passi per essere attorniati da una marea di persone, soprattutto bambini, che volevano parlare o semplicemente osservare i nostri vestiti o lineamenti diversi. “Alien Life” l’abbiamo definita! Una volta salutati tutti un ragazzo si è avvicinato e stringendoci la mano ci ha ringraziato per aver fatto vedere ai più piccoli “come è fatto un europeo”.

Che consigli daresti a chi vuole entrare nella propria scomfort zone?

Non mi sono mai sentito uno “yes man” o un gran motivatore. Conosco bene le barriere logistiche e mentali che esistono nella comfort/scomfort zone. Quello che mi sento di dire è che se una cosa è veramente importante nella vita un modo per realizzarla si trova. Non sarà facile, ci vorrà del tempo, ci saranno dei compromessi e si andrà contro a tante persone, spesso anche quelle più vicine a noi. Sono sempre a disposizione per raccontare la mia storia, le difficoltà incontrate e le indescrivibili emozioni provate una volta uscito dalla mia zona di comfort. Ma ogni persona ha un diverso approccio a queste realtà, c’è chi preferisce pianificare nel dettaglio e chi buttarsi nel vuoto. Io sono una specie di via di mezzo: ho rimuginato tanti anni, calcolato in modo approssimato e poi ho girato la chiave del quadro della moto appena visto uno spiraglio. La maggior parte delle persone si preoccupa del futuro in continuazione ma così facendo crea un costante alone di ansia che non consente di godere pienamente del tempo presente. E’ un po’ “la malattia occidentale” imposta dalla società moderna dove ci si sente meglio accettati se facenti parte di uno schema da noi non stabilito. Viaggiando però si creano tante possibilità che possono trasformarsi in lavoro, collaborazioni, amicizie e amori. Allora perchè privarsi di tutto questo? Escluse motivazioni insormontabili non resta che provare, almeno una volta nella vita, poi chissà!

In che modo possiamo seguire il tuo viaggio?

Sui principali canali social ovvero Facebook e Instagram cercando il mio profilo come Matthew on the road. Per il momento sono le due uniche piattaforme su cui pubblico foto/video/testi di viaggio ma sono comunque abbastanza attivo e ho sempre piacere a rispondere ai vari commenti e alle domande tramite messaggi privati.

Rispondi